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DRAGHI

CHE ASPETTO HA UN DRAGO?

Dal punto di vista etimologico, la parola drago (dal greco antico drakon e dal latino draco) significa serpente. Nel corso di oltre tre millenni di storia, questo termine è stato usato alle più diverse latitudini sia per indicare serpenti veri e propri che creature mitologiche, i draghi per l’appunto, con alcune caratteristiche simili a quelle dei serpenti, ma di aspetto molto più torvo e complesso...Morfologicamente, i draghi cinesi, per la precisione i draghi lunghi, sono una sintesi di 9 differenti animali: hanno testa di cammello, corna di cervo giovane, occhi di coniglio (secondo altri di gamberetto), orecchie di mucca, corpo squamato di lucertola (in Giappone invece della carpa), ventre di rana o serpente, zampe di tigre, artigli d’aquila e ali del pipistrello. Mentre il colore del drago varia a seconda della zona, esso si ciba generalmente della stessa cosa dappertutto: si narra infatti che prediliga la carne di rondine. Un inchiesta svolta in Cina all’inizio del ‘900 aveva messo in evidenza come 4 persone su 5 credevano fermamente nell’esistenza dei draghi: questo dato è da considerarsi quanto mai coerente con la concezione che i Cinesi stessi hanno da sempre avuto del drago: una creatura benefica e beneaugurate, dispensatrice di pioggia e di fertilità.

 

LE PIU' ANTICHE TRADIZIONI SUI DRAGHI:
Le mitologie sumere, accadiche ed egizie dei primi 3 millenni a.C. sono scrigno delle più antiche tradizioni sui draghi, i quali, molto simili a serpenti, rappresentavano le forze che impedivano il regolare funzionamento del mondo (siccità e carestie) e venivano sconfitti dagli Dei (nella mitologia egizia il Dio Seth uccide il drago Aposhis. In un testo sumero, il mostro Labbu viene sconfitto dal Dio Enlil. Nella mitologia greca, il Dio Apollo uccide a Delfi il serpente femmina drakaina; ecc…). Tutti questi miti sono caratterizzati dallo stesso principio: l’uccisione del drago da parte del dio è necessaria affinché l’ordine del mondo venga difeso o salvaguardato, in altre parole che la terra ritorni ad essere fertile e ricominci a dare i suoi frutti.

 


IL RAZZIATORE DI ARMENTI E DI DONNE...:
Le mitologie sumere, accadiche ed egizie dei primi 3 millenni a.C. sono scrigno delle più antiche tradizioni sui draghi, i quali, molto simili a serpenti, rappresentavano le forze che impedivano il regolare funzionamento del mondo (siccità e carestie) e venivano sconfitti dagli Dei (nella mitologia egizia il Dio Seth uccide il drago Aposhis. In un testo sumero, il mostro Labbu viene sconfitto dal Dio Enlil. Nella mitologia greca, il Dio Apollo uccide a Delfi il serpente femmina drakaina; ecc…). Tutti questi miti sono caratterizzati dallo stesso principio: l’uccisione del drago da parte del dio è necessaria affinché l’ordine del mondo venga difeso o salvaguardato, in altre parole che la terra ritorni ad essere fertile e ricominci a dare i suoi frutti.

 


IL DRAGO IN OCCIDENTE:
Abbiamo visto come in molte antiche società il drago simboleggiasse qualcosa di negativo e malvagio. Nella Bibbia Ebraica e negli antichi testi cristiani, si trovano ad esempio descrizioni di mostri – decisamente riferibili a draghi-  considerati alla stregua di una nazione straniera nemica o di un tiranno. In molti testi religiosi di età ellenica e romana, provenienti prevalentemente dal mediterraneo orientale, il drago e il serpente vengono descritti come il principale simbolo delle forze del male: è a partire da questo punto di vista, che nel corso dei secoli, soprattutto in Occidente, esso viene identificato con il nemico numero uno di Dio, Satana. Nell’ottica cristiana, si riscontrano numerose biografie di santi in cui l’antico mito del drago-mostro identificato con Satana o un suo mandatario, viene descritto mentre lotta con il santo e da quest’ultimo viene ucciso. A tal proposito, la figura di San Giorgio, il santo cavaliere originario dell’Anatolia nonché patrono dell’Inghilterra, ne è l’esempio più emblematico. Spostando questi concetti nell’ottica del tatuaggio classico occidentale, soprattutto quello d’inizio ‘900, scopriamo quindi come il drago rappresenti la parte malvagia di ognuno di noi. Esso veniva quasi sempre tatuato assieme alla figura di San Giorgio che lo uccide, in una sorta di suggestivo secondo livello iconografico, nel quale, viene simboleggiata la nostra presa di coscienza e la successiva sconfitta del male stivato all’interno di noi. Tuttavia, San Giorgio, non è il solo santo ad essere identificato come uccisore di draghi: nei testi più antichi anche l’arcangelo Michele veniva investito del medesimo ruolo; San Marcello di Parigi e Sant’Ilario di Poitiers vengono anch’essi descritti come uccisori di draghi, ma invece dell’armatura e della spada (come accadeva per San Giorgio e San Michele) essi vengono raffigurati vestiti da vescovi e uccidono il drago per mezzo del pastorale vescovile. Infine, è giusto ricordare che gli studiosi del folklore e della cultura medievale europea, hanno riscontrato nella figura del drago un complesso agglomerato di simboli non sempre negativi. Basti pensare ai draghi utilizzati nelle bandiere o nelle insegne nazionali.

 


 IL DRAGO IN ORIENTE:
In Oriente, soprattutto in Cina e Giappone, il drago viene da sempre rappresentato in atteggiamento amichevole, alle volte intento a correr dietro ad un gioiello infiammato, il "rubino magico", una sorta di sfera pungente, che molti ritenevano simboleggiasse il rumore del tuono. Per altri, questa "perla lucente", di colore rosso, rappresentava invece la luna, per altri ancora il sole, o persino il cosiddetto uovo cosmico, una sorta di forziere contenente tutta l’energia umana concentrata. L’habitat ideale del drago era l’acqua. Tuttavia esso compariva regolarmente anche nel mezzo di nuvole o di onde. Le sue violente contorsioni venivano poi attribuite non tanto alla violenza, alla rabbia o alla cattiveria, quanto piuttosto alla sua forza, foga e vitalità. In Cina, il drago era quindi concepito come un animale fantastico, bonario e giocherellone, strettamente connesso a fenomeni naturali come ad esempio il susseguirsi delle stagioni o lo scongiurare una carestia attraverso l’arrivo della pioggia. Si narrava che in aprile esso abbandonasse  i propri rifugi terrestri o acquatici, per salire in cielo e far scendere la pioggia tra i lampi e il rumore del tuono, annunciando il risveglio della natura e delle sue energie. Per i cinesi, la breve apparizione di un drago simboleggiava quindi l’arrivo della pioggia, conseguente al combattimento amoroso tra due draghi di sesso "opposto" (un tempo, alcuni cinesi rifiutavano di uscire sotto la pioggia, per non essere testimoni indiscreti di queste lotte…), o la nascita di un futuro grande imperatore.

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